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“PaO” – Processo a Oreste

Tratto dalla tragedia di Eschilo e dal Pilade di Pasolini lo spettacolo affronta il tema del rapporto delle nuove generazioni con il passato. Nel farlo percorre un itinerario rituale che guida lo spettatore attraverso la nascita del teatro - che in qualità di strumento pregnante di testimonianza, è in grado di “esorcizzare” , nella fattispecie, gli istinti ancestrali e le pressioni inconsce indotte dalle aspettative dei padri.

Nata per celebrare la nascita del primo tribunale ad Atene, la trilogia di Eschilo individua nella nuova istituzione il segno contraddistintivo di un passaggio fondamentale, che traccia una linea di demarcazione tra la socialità della tribù, dominata dal mito,e quella della polis, incentrata sulla ratio. Questo passaggio assume nella tragedia la forma di un conflitto di divinità, dove Atena ed Apollo (“i più giovani degli dei”) si contrappongono alle Erinni (“le dee del passato” nell’impostazione pasoliniana) nel valutare le vicende di Oreste.La trasfigurazione delle Erinni in Eumenidi, nella terza parte della tragedia, sarà quindi indice dell’affermarsi della posizione delle nuove generazioni e del loro nuovo modo di relazionarsi con il passato - non più oscuro e soggettivo ma razionale e oggettivato.

Il lavoro teatrale nasce da una ricerca sul territorio di confine tra le tecniche sull’attore delineate dalle principali scuole del ‘900, e i meccanismi rituali che caratterizzarono la nascita della tragedia. L’obiettivo è quello di far coesistere sulla scena i due piani del rappresentante e del rappresentato che resi espliciti nella nuova stesura drammaturgica saranno in grado di fondersi nel rito spettacolo che coinvolge sia l’attore sia il personaggio.

L’altro confineoggetto di ricerca è quello con la musica, dove la tragedia – alla base sia del teatro lirico che del teatro di prosa – offre degli spunti ovvi.
 
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