Selene
un mistero lunare

spettacolo itinerante con osservazione del cielo notturno

Selene un mistero lunare nasce nel cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna: evento indubbiamente epocale, che scatenò l’entusiasmo di tutto un pianeta e si stampò nell’immaginario collettivo. Immaginario che purtroppo non ha trovato ulteriore “alimento lunare” dopo l’ultima delle missioni Apollo, cosa che ha senz’altro deluso tutti i bambini che in quella notte di luglio assistevano rapiti, davanti ai televisori in bianco e nero, al piccolo passo che fu anche, notoriamente, un grande balzo. Nessuno di loro – e probabilmente neppure gli adulti – avrebbe sospettato che poi, per lunghi decenni, nessun’altra orma umana avrebbe calcato le sabbie di quella “magnifica desolazione”, come la definì Buzz Aldrin.

Ci vengono promesse come imminenti, certo, nuove chance di viaggi lunari, finanche privati e turistici, ma questo mezzo secolo senza nuove orme sulla Luna, e la consapevolezza di tante altre impegnative priorità terrestri, ci inducono a un ragionevole scetticismo.

Nell’attesa, il nostro modo di celebrare la ricorrenza è lo spettacolo Selene.

fonti

inno omerico a selene
saffo
de facie in orbe lunae di plutarco
la storia vera di luciano di samosata
ariosto
somnium di keplero
cyrano de bergerac
il barone di MUNCHAUSEN
NUNCIUS SIDEREUS DI GALILEO GALILEI
LEOPARDI
JULES VERNE
TESTIMONIANZE DEGLI ASTRONAUTI

testo

daniele caroppo

musiche

vangelis

adattamento e regia

claudio ottavi fabbrianesi

Attori

federica valenti

mattia tedone

raimondo livolsi

cristina leone

lavinia buffa

giovanni licari

elisa caponi

arianna lodato

disegno luci

stefano turino

costumi

agostino porchietto

scene

valerio fontanella

PRODUZIONE

IL PICCOLO TEATRO D'ARTE

Argomento

Molteplici sguardi sono stati rivolti verso la Luna nel corso dei millenni: dalle affascinanti narrazioni del mito, alle deduzioni razionali dei filosofi, alle puntuali osservazioni degli scienziati; e a questi sguardi si sono accompagnate fantasie anche mirabolanti di viaggi ed esplorazioni. Il nostro gioco è consistito nel fingere che il satellite, personificato nella dea Selene, da una iniziale incoscienza attraversata al più da immagini della propria nascita catastrofica agli albori del sistema solare, passi a una graduale consapevolezza di sè che però può essere unicamente mediata dai modi in cui gli uomini la vedono, la invocano, la sognano, ne fanno infine oggetto di indagine e di fantastica e poi reale esplorazione.

La luna insomma, dopo l’interminabile silenzio della Terra che domina immobile l’orizzonte, inizia a percepire delle voci dall’astro azzurro, i canti del mito, i racconti fantastici, i dialoghi dei filosofi, lo sguardo della scienza e, parallelamente all’afflusso di quelle multiformi versioni dell’astro, e a propria volta, in una sorta di parallelismo scenico, la Luna sogna se stessa in maniera progressivamente più ricca e articolata.

La nostra è una Luna tutt’altro che silenziosa: parla, commenta, prende posizione, ha persino il coraggio di interloquire mentre si declama il Canto notturno di Leopardi! Naturalmente ama, e chi volete che la Luna ami, se non Endimione, il bel greco cui rendeva visita la notte, abbandonando per lui il primo cielo?

L’amore di Selene per Endimione – il bel greco cui rendeva visita la notte, abbandonando per lui il primo cielo – è l’altro filo conduttore della vicenda che diventa il simmetrico pendant dell’attrazione che l’uomo prova da sempre per l’astro notturno, della fascinazione che la Luna esercita su di lui: tanto che lo sbarco lunare che conclude lo spettacolo potrebbe intendersi come un ideale happy end, reale e non più solamente sognato, di quell’amore millenario: come a suggerire che – al di là dei dettagli tecnici, dei calcoli, di tutte le necessarie interazioni tra la meccanica umana e le meccaniche celesti – la conquista della Luna non sottrae a quell’astro nulla del suo antico afflato mitico e piuttosto lo incrementa.

L’ultima scena ci mostra gli astronauti sul suolo lunare e ci fa ascoltare le loro parole. Non mancano, anche in questo caso, le parole della Luna, alla quale Endimione ha restituito una buona volta la visita, e che per questo deve essere senz’altro molto felice.

Note di scrittura

Nel costruire il testo, che ha la fisionomia di una sorta di “mistero” lunare (però mistero gioco, in ciò fedele alla varietà di registri delle opere considerate) l’autore ha operato una selezione fra pagine significative della letteratura lunare, balzando fra le epoche e adattando i testi con molta libertà: dall’Inno omerico a Selene, alla poesia di Saffo, al dialogo De facie in orbe lunae di Plutarco, alla Storia Vera di Luciano di Samosata (II sec. d.C.), ad altri viaggi immaginari sulla Luna – quello dell’Astolfo ariostesco, quello di Cyrano de Bergerac, del barone di Münchausen – al Nuncius Sidereus di Galileo Galilei, alla poesia di Leopardi, fino alla cannonata, al confronto assai impoetica, del Jules Verne di Dalla Terra alla Luna.